Nome latino: Rosa canina L.

Famiglia: Rosaceae

Parte utilizzata: Frutti o cinorrodi; gemme

Proprietà principali: Aumento difese immunitarie; depurativa

Impiego terapeutico: Carenza in vitamina C (coadiuvante); blando diuretico e lassativo

Rosa canina: Proprietà e usi cosmetici

La ricchezza in flavonoidi a proprietà vitaminica P, carotenoidi e antociani contenuti all'interno della Rosa canina, giustifica ampiamente l’utilizzo di questa pianta per uso topico nel trattamento emolliente e protettivo della pelle, specialmente in presenza di alterazione del microcircolo (capillari). Svolgendo quindi un'azione vasoprotettrice e antifiammatoria, rientra infatti nelle formulazioni di prodotti emollienti, creme solari e preparati per pelli delicate e sensibili. In terapia veniva inoltre utilizzato il bedeguar, galla che si forma sulle foglie in seguito alla puntura di un imenottero, il Cynips rosae: ricco in tannini era impiegato, sotto forma di tintura a 1/5, nella terapeutica chirurgica per aiutare la detersione e la cicatrizzazione delle ferite.

Dosaggio:

Infuso: versare acqua bollente su 1 cucchiaino di droga sminuzzata, lasciare in infusione per 10-15 minuti e infine filtrare.

Estratto secco: 100-300 mg/cps; 1 cps 3 volte al dì.

Rosa canina M.G.1DH: 40 gocce, diluite in acqua, 1-2 volte al dì.

Rosa canina T.M.: 40 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì.

Rosa canina Cenni storici:

• «Senza riguardo per il fascino del suo fiore che scintilla fra cespugli come una stella in una seta preziosa, impregnato di un aroma fine e discreto, né per la grazia robusta del suo frutto, armoniosamente contornato e rivestito da una scintillante corazza di corallo, i botanici greci, così sensibili alle bellezze della natura, non hanno trovato per designare questa pianta altro termine che quello di kunorrodon la cui traduzione latina è rosa canina.» Così scrive Leclerc, famoso medico fitoterapeuta francese, a proposito del nome attribuito alla pianta ritenendo tra l’altro che tale appellativo alluda alle virtù terapeutiche della pianta: gli antichi la consideravano uno specifico contro i morsi dei cani affetti da rabbia. Le spine dell’arbusto, infatti, erano paragonate alle zanne affilate di un cane ed era pertanto logico, seguendo la teoria della Signatura stabilire una relazione tra il graffio provocato dalla pianta e i morsi di un cane, per cui la prima guariva la seconda. Secondo tale teoria, per inciso, le malattie di una qualsiasi parte del corpo potevano essere curate con una pianta che di quella parte riproponeva la forma. Più irrispettoso il nome popolare francese gratte – cul che ritengo non necessiti di traduzione (!), ma che rispecchia l’aspetto del frutto il cui ricettacolo è ricoperto da peli.

• I Persiani tenevano in gran conto la R. canina che, a loro avviso, oltre a dissolvere i calcoli, a diminuire le mestruazioni troppo abbondanti, serviva a risvegliare i morti…

• Con i frutti, privati dei peli, si prepara un decotto di colore rosso e di odore vanigliato, che si consuma come tè e ha azione leggermente sedativa.

Fonte: Dizionario di Fitoterapia e Piante medicinali - Campanini

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