Nome latino: Equisetum arvense L.

Famiglia: Equisetaceae

Parte utilizzata: Cauli (fusto delle piante erbacee)

Proprietà principali: Diuretica-emopoietica-emostatica; rimineralizzante; astringente, rassodante ed elasticizzante per uso esterno

Impiego terapeutico: 

  • Achillea uso interno: Osteoporosi, fratture, unghie e capelli deboli; anemie secondarie e disturbi della crescita; arteriosclerosi; ritenzione idrica; renella 
  • Achillea uso esterno: Pelli grasse e tendenzialmente seborroiche, piaghe, emorroidi ecc.

Equiseto: proprietà e usi cosmetici

L’Equiseto agisce a livello delle mucose ove determina un’azione protettiva e favorisce la cicatrizzazione. Già Unna, famoso dermatologo del secolo scorso, avendo curato (1917) alcune dermatiti con preparati a base di Equiseto, aveva notato un miglioramento dell’elasticità cutanea e lo aveva attribuito a una favorevole influenza sull’equilibrio“colloidale cellulare”. La pianta è assai usata in cosmetologia per la prevenzione delle rughe, dell’invecchiamento cutaneo, della cellulite. La Commissione E del BfArM ne conferma l’impiego nelle ferite che cicatrizzano con difficoltà.

Dosaggio:

  • Posologia media giornaliera (Commissione E del BfArM): 6 g/die della droga (o preparazioni analoghe).
  • Infuso: 2-3 g di droga per tazza d’acqua bollente (250 ml); lasciare bollire per 5 minuti e filtrare dopo 10-15 minuti. 3 tazze al dì. Polvere: 100-200 mg/cps, 1-2 cps 1-3 volte al dì. 
  • Estratto secco: 250 mg/cps; 1 cps 1-3 volte al dì. Estratto fluido: 2-5 g nelle 24 ore (1 g = 57 gocce).
  • Equisetum a. T.M. 30-50 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì. 

Equiseto Cenni storici:

  • «Produce questa, quasi nel nascimento suo, un certo germoglio grosso e tenero, simile a una ghianda, il quale chiamano i nostri maremmani Sanesi Paltrufali, usati da loro nei cibi la quaresima, prima cotti lessi nell’acqua, e poi infarinati e fritti nella padella in cambio di pesce.» Così scrive P.A. Mattioli, medico senese del 1500, nel suo Erbario a proposito dell’Equiseto.
  • Vogel (Materiae medicae, 1760) fedele agli usi e costumi nordici, consiglia il decotto in acqua o birra nei casi di emorragia. A proposito del decotto conclude affermando che «lo stesso, con aggiunta di burro insipido e miele è un rimedio popolare e casalingo, ma non per questo da disprezzare, nella nefrite calcolosa». Anche Culpeper (16161654) consiglia il decotto, preso nel vino, che «provoca l’orina, e aiuta la pietra e la stranguria». Tabernaemontanus (1520-1590) nel suo Neu Kreuterbuch consigliava la polvere di Equiseto come rimineralizzante da mescolare nel cibo dei malati.
  • «Anche esternamente, cotti nell’acqua o nel latte, e impastati con miele, furono provati utili contro i dolori renali e la stranguria» (Scotti, 1872).
  • Il silicio di cui è ricca l’Equiseto è responsabile del potere abrasivo della pianta – da cui il nome popolare di Asperella – e della capacità di riflettere la luce, che le consente di proteggersi da un’intensità luminosa troppo forte. 

Fonte: Dizionario di Fitoterapia e Piante medicinali - Campanini

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